venerdì 27 gennaio 2012

quadri

Il pane de “la Stefy” non era buono. Ricordava vagamente quello che viene consegnato nelle mense delle scuole. Avete presente quel pane squadrato-rettangolare che al tatto pare sempre pane del giorno prima? Ecco, quello era il pane de “la Stefy”. Non c’era solo “la Stefy” nella zona. A poche centinaia di metri trovavi altro pane, molto più buono. Per esempio quello di Franco, vicino alla piazza, era ottimo. Però attenzione, non bisognava andare di venerdì che era giorno di mercato ed era un problema parcheggiare. Franco, per farvi capire la differenza, era uno che al mattino presto il pane lo sfornava con le sue mani. Se passavi da Franco alle 5 trovavi la saracinesca semi aperta, se bussavi lui bestemmiava ma alla fine s’impietosiva e ti dava la focaccia calda. Tutti comunque si andava a prendere il pane del giorno prima quadrato da “la Stefy”. Molti scoprivano “la Stefy” solo di venerdì perchè parcheggiare nella piazza di Franco di venerdì era un casino per il mercato, ve l'ho detto poco fa. Stressati dal parcheggio domandavano e qualcuno indicava “la Stefy” , poco distante da lì. La cosa spettacolare era che se uno andava anche una volta sola da “la Stefy” poi ci tornava. Da “la Stefy” non si andava per il pane, che da lei era squadrato e del giorno prima. Da “la Stefy” si andava per le sue tette. La Stefy aveva due tette “immense”. Le famose Tette de “la Stefy”. C’è la tendenza errata a pensare che due tette “immense” debbano essere necessariamente grosse-grosse. E’ un pensiero errato e incompleto, monco. Due tette immense potrebbero anche essere grosse grosse ma anche no. Insomma, non è una questione di dimensioni. La questione tette è molto delicata e richiede da parte vostra un po’ di attenzione. Partiamo da un concetto base su cui costruire tutto il ragionamento. Le tette che appaiono sui media sono solo un campione di tette distorto dell’universo Tetta. Nonostante questo bombardamento mediatico distorto dell’immagine-tetta all’uomo, sotto sotto, poi piacciono tantissimo le tette modello Stefy. Questo tipo di tette, le tette modello Stefy, sono completamente trascurate dai vari media. Una volta provai a cercare sulle riviste tette modello Stefy. Sfogliai e non trovai niente. Nessuna di quelle attrici aveva anche lontanamente delle tette tipo quelle de “la Stefy”. Mi sono chiesto più volte come mai le tette modello Stefy sono trascurate dai vari media. Al momento ho trovato una sola spiegazione, debole, ma una l’ho trovata. Le tette modello Stefy rendono dal vivo e perdono se riprodotte con telecamere e fotocamere. Le tette de “la Stefy” sonno tette Live. Fotografia e video, nel limite fisiologico delle due dimensioni, non possono riprodurre quella bellezza. Al momento voglio evitare ogni ipotesi di rirpresa delle tette de “la Stefy” con tecnologia 3D che detesto col profondo dell’occhio. E poi all'epoca non c'era nemmeno. Una sera ero nel negozio de “la stefy”. Ero solo, era tardi, la Stefy stava chiudendo. In giro non c’era nessuno e a quell’ora nessuno compra il pane de “la Stefy” che già al mattino pare pane del giorno prima quindi figuriamoci la sera. Ad un certo punto presi coraggio e iniziai a parlare, feci un discorso articolato sulle sue tette e sulle tette in generale. Sfoggiai persino tutto un discorso che introduceva il concetto di “mainstream della tetta”. Spiegai quanto le sue fossero diverse dai modelli proposti dal mainstream mediatico. Stefy mi guardava seria, ogni tanto sorrideva. Ad un certo punto fece il giro del banco, si avvicinò e mi domandò se volevo toccarle. Non risposi, infilai la mano nella camicetta e ne presi una. Inizai a palparla. La sua tetta reagiva ad ogni minimo movimento; della mia mano, del suo corpo. La sue tetta era un sensore sismico universale, poteva rilevare uno smottamento a migliaia di km di distanza. Era una tetta viva, autonoma. A quella distanza potevo sentirne il profumo, vedere il colore. Avevo in mano la tetta de “la Stefy” , la toccavo, tutto avveniva nella totale assenza di retropensieri sessuali. Una cosa pulita. Come osservare un bel quadro e non desiderarne il possesso, privo di bisogni ulteriori. Non ricordo quanto durò quell’esperienza tattile. Finì naturalmente, come era iniziata. Stefy tornò dietro il banco, io presi il pane quadrato del giorno prima che di sera era ancor di più del giorno prima, pagai e andai a casa. L’altro giorno al supermercato, dopo tanti anni, ho rivisto la Stefy. L’ho riconosciuta subito. Immediatamente. Non mi sono avvicinato. Non l'ho salutata. Ho preso le ultime due cose e sono andato alla cassa. I quadri vanno rispettati. 

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